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GRUNGE: UN TAPPETO DI UOVA MARCE

Parlare di Grunge è un po’ come parlare di una condizione, di un modo di essere ma soprattutto di un modo di porsi verso gli eventi. E’ come affrontare a pugno chiuso problematiche passate ma non per questo dimenticate. Problematiche sentite è che si sentono tuttora. Parlare di grunge è una questione delicata.
Il termine nasce grazie a Mark Arm, leader dei Mudhoney, che, in un intervista, alla domanda “Come definiresti la vostra musica”, risponde semplicemente: “Grunge!” E in effetti nessuna risposta fu più appropriata di quella. La parola portata in evidenza da Arm è anche sinonimo di sporcizia o di persona repellente e questi termini non possono non andare a braccetto con i temi che i gruppi di Seattle svilupperanno nelle loro canzoni.
Grunge però è anche business. Un business che non guarda in faccia nessuno e spolpa tutto quello che lo può nutrire per poi lasciare le ossa agli avvoltoi. Sarà proprio questo a dare l’input per la diffusione di massa e sarà sempre il business che decreterà la fine di tutto il movimento.
Tra i tanti nomi che spuntarono fuori dal calderone musicale di Seattle, non possiamo fare a meno di non citare gruppi come i Nirvana, i Pearl Jam, gli Alice in Chains, gli Screaming Trees ed i Soundgarden. Naturalmente questi sono solo i nomi più in vista di questo movimento, quelli che più ricossero un meritato successo in tutto il pianeta; quelli che gridarono, alzarono il braccio e si presero una fetta della torta.
Si è soliti ricordare la fine del Grunge nella data del 5 aprile 1994, giorno nel quale il leader dei Nirvana, Kurt Cobain, decise di farla finita e lasciare questo mondo. Certo, da allora il panorama musicale ha subito dei grossi cambiamenti, ma bisogna anche sottolineare che non tutti i gruppi automaticamente scomparvero in quella data. Alice in Chains e Soundgarden si scioglieranno qualche anno dopo (1996 e 1997 rispettivamente), mentre gruppi come Mudhoney, Melvins e Pearl Jam sono ancora attivi e continuano ad essere seguiti. Possiamo dire che l’eco che produsse lo sparo che si portò via il ragazzo di Aberdeen risuonò nel cervello di tutti come un campanello, quasi a dire: “la ricreazione è finita, ora tutti di nuovo in classe”. E in effetti, purtroppo, le cose non andarono tanto diversamente. E a proposito di morti illustri, parlando di grunge dobbiamo per forza citare la figura di Andrew Wood, leader dei Mother Love Bone, scomparso per overdose nel marzo del 1990, e quella di Layne Staley degli Alice in Chains deceduto lo scorso 2002.
Ora, avremmo potuto creare un sito dedicato al Grunge, dove esporre il pensiero ed i lavori di tutti i gruppi di punta, ma ci siamo resi conto fin da subito che tutto ciò avrebbe portato ad un lavoro troppo generico. Ecco allora che abbiamo puntato il dito verso quello che secondo noi è il gruppo grunge per antonomasia: i Soundgarden. A differenza di molti altri gruppi, i Soundgarden, hanno la fortuna (ed il merito) di resistere per tutta la durata del movimento, di non svendersi con prodotti troppo banali e di avere la correttezza di sciogliersi nel momento di massimo successo, quando si accorsero di essere diventati delle opache rivisitazioni di se stessi. Senza ombra di dubbio sono stati uno dei gruppi più longevi del panorama musicale di Seattle di quel periodo. Proprio per questi motivi vogliamo ricordarli con un ricordo sincero ed onesto, proprio come la loro musica.

tutto quello che devi sapere sui Soundgarden