
2002 - Audioslave
Certo che a Cornell piace far parlare di sé… o meglio piace tenere sulle spine i propri fan imbarcandosi in avventure bizzarre. Prima un disco solista anti Soundgarden e ora una collaborazione con tre quarti dei Rage Against The Machine che, con tutta franchezza, penso abbia lasciato sbigottito anche lo zoccolo duro dei suoi fans. Comunque Cornell ci ha anche insegnato a non giudicare prima di aver ascoltato e anche stavolta avremmo dovuto andare dietro la lavagna e pentirci dei nostri errori recitando ad alta voce un Mea Culpa. E si, perché anche stavolta, con un signorile colpo di coda, il signor Cornell ha saputo stupirci (in senso positivo) e tappare le nostre male lingue già pronte a bestemmiare per un simile abbinamento di musicisti. Ancora una volta non avevamo capito cosa quell’uomo potesse fare, forse perché testardamente lo affiancavamo ancora al suo vecchio gruppo. Audioslave, purtroppo (o per fortuna, a seconda) è un disco che sancisce la morte definitiva dei Soundgarden (anche se nel rock vale la legge del mai dire mai). Cochise è il brano che apre le danze e in effetti le apre alla grande con una sezione ritmica che ricorda molto da vicino la vecchia formazione dei RATM e una voce che rispedisce l’ascoltatore inevitabilmente indietro nel tempo, all’epoca di Badmotorfinger. La voce di Cornell non stona affatto coi nuovi musicisti. Prima che questo disco venisse dato in pasto ai fans, molti erano coloro che si chiedevano come avrebbe suonato: c’era chi pensava che Chris avrebbe iniziato a reppare e c’era chi sosteneva che i tre ex Rage Against avrebbero iniziato a suonare con fare meno violento. Come ogni volta la verità non sta né da una parte, né dall’altra ma bensì nel mezzo. Ed è proprio nel mezzo che troviamo il perfetto equilibrio che ci permette di capire veramente come è strutturato questo disco. Ora possiamo dirlo: tutte e due le parti avevano ragione e torto allo stesso tempo: Cornell ha continuato a cantare come ha sempre fatto e gli altri hanno continuato a suonare come anche loro hanno sempre fatto. Insomma, nessuno è venuto incontro all’altro. E questa, in fondo è la grande novità di questo disco; non c’è stata nessuna innovazione quasi a conferma che la risposta ai problemi più difficili è sempre quella più facile. Ma torniamo a noi, Show Me How To Live e Gasoline colpiscono per la loro aggressività e il loro caos ordinato. What You Are invece è un tributo ai Soundgarden di Down On The Upside, quasi forse una brutta copia di Blow Up The Outside World. Audioslave è un lavoro basato molto sull’aggressività ma da spazio anche a momenti quasi riflessivi come la splendida I Am The Highway dove Cornell e soci dimenticano per un attimo i loro rispettivi passati musicali e abbracciano un genere che fino ad allora non era entrato a far parte delle loro competenze. Insomma, gli Audioslave sono autori di un buon disco anche se, come già detto prima, questo non è trascendentale. Ma forse è ancora troppo presto per poter giudicare un gruppo che ha appena pubblicato la sua opera prima. Nella musica si richiede coerenza e freschezza di idee capaci di non annoiare mai l’ascoltatore; ora non ci resta che aspettare e vedere se questo gruppo merita la nostra attenzione oppure è soltanto una unione tra ricche rock star annoiate.
Tracklist
1. Cochise
2. Show Me How To Live
3. Gasoline
4. What You Are
5. Like A Stone
6. Set It Off
7. Shadow on the Sun
8. I Am The Highway
9. Exploder
10. Hypnotize
11. Bring Em Back Alive
12. Light my Way
13. Getaway Car
14. The Last Remaining Light
Etichetta Sony